“La dea Bit”, un viaggio nel tempo, tra la nostra infanzia e la civiltà egizia!

[Pubblicato su Barcellonapg.it]

 

Avventure, sfide e molta fantasia: ecco gli “ingredienti” principali per una storia per bambini. È ciò che possiamo piacevolmente leggere in “La dea Bit”, un racconto di Teresa Regna (Edizioni Smasher, pp 78, 8,00€).

 

La protagonista — Lisa — è una ragazza di 13 anni, in visita estiva dagli zii.

Le sue giornate sono caratterizzate da lunghe passeggiate in compagnia di Bit, la gattina degli zii. Durante ogni sua escursione, Lisa va alla ricerca di nuove scoperte ed avventure; ad animarla è uno spirito curioso e ricco di fantasia.

 

Proprio durante una delle sue passeggiate, compie un’interessante scoperta che — solo dopo — si rivelerà molto importante per le sue sorti. Arrampicata su di una collinetta, scopre nel terriccio un oggetto luccicante. Si tratta di un medaglione, completo di intagli. Sembra che la figura illustrata sul pendente, sia molto simile a Bit. Nel tentativo di visualizzarla meglio, Lisa strofina il medaglione ed ecco che improvvisamente viene trasportata, con la gatta, in un altro luogo.

 

Qui ha inizio la sua più entusiasmante avventura.

Dopo le prime incertezze comprende di essere finita in Egitto, in epoca decisamente anteriore alla sua. Incontra due donne che, compiendo gesti di rispetto e prostrazione, fanno poi intuire alla protagonista l’importanza che Bit presto assumerà: le due donne sono convinte che la gatta sia la reincarnazione della dea Bast, patrona della città in cui vivono.

 

Le peripezie che seguono portano Lisa ad alloggiare a palazzo, con l’ausilio di un’ancella, Sisla. Grazie al medaglione trovato sulla collina, la giovane protagonista riesce a comunicare con le persone che incontra, imparando pian piano molte cose sulla loro civiltà.

 

La permanenza di Lisa e Bit in Egitto dura un mese. Come per ogni avventura che si rispetti, anche quella della tredicenne e della felina volge ad un momento critico, una vera e propria sfida alla sopravvivenza. Solo l’intervento di un misterioso viaggiatore dal futuro le potrà salvare.

 

Lisa scoprirà di essere cambiata, cresciuta forse; conoscerà per la prima volta l’amore, per quanto fulmineo.

 

 

Con questo racconto Teresa Regna ci trasporta in una delle più antiche e affascinanti civiltà, donandoci momenti di vera e propria fantasia e avventura. Chi di noi da bambino non si è fermato a sognare ad occhi aperti giochi e avventure in posti lontani?!

Riuscire a tornare indietro nel tempo, nel nostro come in quello di un’altra civiltà, è un potere da non sottovalutare. Un libro che riesce a fare questo è indubbiamente meritevole di elogio ed è importante che i bambini di oggi si “perdano” in righe come queste… è importante che possano scoprire cosa è davvero la fantasia, anche grazie a racconti come quello di Lisa e Bit.

 

 

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Scheda del libro sul sito delle Edizioni Smasher: Clicca qui

 

 

[Pubblicato su Barcellonapg.it]

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I fuorilega del Nordest… Una mia nuova recensione!

 

Ecco la mia seconda recensione su Bottega Scriptamanent.

Si tratta del libro “I fuorilega del Nordest”, di Francesco Gesualdi (Dissensi).

Ecco il link: Clicca qui!

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Scrivere perché… ?!

 

A furia di scrivere per altri blog e riviste, finisco per trascurare questo mio spazio personale.

Un po’ mi sembra di aver “tradito” le mie iniziali aspettative, nel contempo – quasi incoerentemente – so di aver conquistato più di quel che credevo.

Ho iniziato a scrivere quando ero piccola. Ricordo ancora che in terza elementare, un pomeriggio come tanti altri, mi misi a scrivere una storia su un foglio protocollo. Poche ore dopo la mostrai con orgoglio al mio caro nonno paterno, Pietro. Lui  - come sempre – mi fece grandi feste e mi esortò a proseguire per quella strada.

Onestamente non ricordo di cosa parlasse quella storia e temo di aver perduto quel foglio. So però che nel tempo l’unica cosa che mi è sempre riuscita è stata questa: scrivere. Raccontare, dire la mia… esprimere!

Sento che la scrittura, le parole, il modo in cui posso decidere di riordinarle e quindi dare un senso ed un’enfasi differenti ad una frase, sono cose che mi danno pace. Una sensazione di rilassatezza completa, come se mettere nero su bianco ciò che il mio cervello farfuglia da sempre, sia l’unico modo per digerire le amarezze ed assaporare le vittorie.

Quasi lo vedo come un modo per legittimare tutto quello che sono stata e ciò che forse vorrò essere. E’ come per raccontarmi da sola cose che non riesco a vedere con la sola mente. Ho bisogno di dirmi certe cose, come se le stessi raccontando ad altri.

Così, quando ho iniziato a cercare giornali, blog e simili, con i quali collaborare, l’ho fatto per mettermi alla prova ma… con la volontà di restare fedele a quella bella sensazione di pace interiore, che mi ha sempre dato lo scrivere per me stessa…

Alla fine della fiera, per quanto nella maggior parte dei casi io non venga pagata per ciò che scrivo, ho la sensazione di essermi un po’ distaccata da quella prospettiva e di essermi adeguata al fatto che per far strada non solo devo e dovrò fare tanta gavetta, ma dovrò sempre di più distaccarmi da quella voglia di “raccontare a me stessa”, per avvicinarmi a ciò che gli altri vogliono che io gli racconti.

E’ un po’ come vendersi, e io certo lo so fare bene con l’utilizzo e il controllo delle parole. Le conferme, per quanto piccole possano sembrare agli occhi di chi scrive per grandi testate, le ho avute. Più che altro ho avuto la conferma del fatto che so utilizzare bene le parole, che con le parole so raggiungere risultati, so convincere… so anche vendere!

Questa è una bella sensazione, non lo nego. Però al contempo, è una tacca in più verso quell’età così detta matura, che mi allontana sempre di più dal racconto scritto in terza elementare, scritto perché mi andava… importante perché mi era piaciuto scriverlo, come mostrarlo al nonno…

Si può mantenere in vita un binomio tanto inconciliabile?!

Beh, quanto meno me lo auguro… !

 

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Una mia recensione su Bottega Scriptamanent

Ecco una mia recensione; il romanzo è “Da vicino nessuno è normale”, di Giulia Carmen Fasolo, Edizioni Smasher.

Vi indico di seguito il link di riferimento… buona lettura!

Oltre la “malattia”, oltre la “normalità”:il viaggio obbligato di una mente sola
di Valeria Vaccaro
Da edizioni Smasher una storia vera:
Giusy e le verità coltivate e taciute 

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Per chi mi segue e ha piacere di leggere i miei scritti…

… ecco gli articoli che ho pubblicato nell’ultima settimana su Donnissima.it!

Se c’è qualcosa che vi interessa, cliccate e buona lettura!

- Festa del papà, avete pensato al regalo?! (Clicca qui)

- Diete, prova costume… è questo che conta?! (Clicca qui)

- Le donne e il sesso… un tabù? Decisamente no! (Clicca qui)

- Make Up Art: sai cos’è? (Clicca qui)

- Circhi con gli animali: perché dire di no! (Clicca qui)

- Storia di una Plus Size Model… (Clicca qui)

- Il the verde: conosciamo le sue proprietà! (Clicca qui)

- Il Cowash: funziona?! (Clicca qui)

- I Fiori di Bach: un alleato per la nostra serenità! (Clicca qui)

- Una ricetta facile e veloce per una Pasquetta improvvisata (Clicca qui)

- La colomba fatta in casa (Clicca qui)

- Come smaltire l’olio esausto! (Clicca qui)

- Eyeliner: qualche dritta! (Clicca qui)

- Uno sfizio al cacao per gli intolleranti al lattosio (Clicca qui)

- Una poesia per riflettere: Non incolpare nessuno, di Pablo Neruda (Clicca qui)

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“SOLDI-FELICITÁ”… L’UNIONE TRA IPOCRISIE E REALTÁ ©

[Pubblicato sul trimestrale "Aladino e i 40 ladroni", mese di marzo 2012]   ©

Sarò molto schietta: credo che chiunque neghi lo stretto legame “soldi-felicità”, viva tra le nuvole.

So di essere molto secca con questa affermazione eppure basta poco per dimostrare che quel che ho detto è vero.

In questo mondo, quello terreno, senza soldi non mangi, non ti vesti, non ti lavi, non ti curi, non trovi un riparo sicuro.

Vogliamo tirare in ballo i punti di solidarietà come il SERMIG di Torino o la notissima Caritas? Ebbene anche questi enti da qualcuno dovranno pur esser finanziati. Ecco quindi che non si può dire di prescindere dal danaro!

La felicità di una persona può dipendere da molte cose ma una cosa è certa: senza la possibilità di nutrirci e provvedere alla nostra salute, difficilmente riusciremmo a sentirci felici.

Io credo si tratti di equilibrio. Il binomio “soldi-felicità” esiste ed è una cosa alla quale ci abituiamo sin da piccoli; ciò che fa la differenza tra una realtà innegabile e lussuose ipocrisie, è appunto l’equilibrio tra le due cose.

È chiaro, quindi, che il denaro necessario per il nostro sostentamento sia una base importantissima per la nostra serenità; dove si trova il limite oltre il quale iniziamo ad esagerare e pretendere un po’ troppo dal denaro?

Immagino sia molto soggettivo e questo rende tutto più complesso.

Ciò che rende felice me non necessariamente renderà felici gli altri; eppure se siamo tutti accumunati da questo bisogno vitale di denaro, non potremmo trovare un punto comune entro il quale restare?!

Provo a dire schiettamente la mia opinione.

Io credo che possedere ville in quantità industriale, yacht, gioielli da regina, le più sofisticate tecnologie, non possa in alcun modo avvicinarsi alla felicità che possono dare cose che forse si danno un po’ troppo per scontate: un obiettivo, anche solo giornaliero; l’amicizia vera di una persona della quale sappiamo di poterci fidare; l’amore di un/a compagno/a che si prende cura di noi; la possibilità di poter coltivare le nostre passioni più grandi… il sorriso di tuo figlio che vedendoti appena sveglio ti ricorda quanto è bello anche solo abbracciarlo!

Ammetto che molte di queste cose sono costose e quindi dipendono in parte dal denaro però, mentre un yacht lo si può comprare avendo tanti soldi a disposizione, l’amore vero di una persona non si può comprare nemmeno con tutto l’oro del mondo!

Un obiettivo che ti faccia sentire utile e che ti dia il buon motivo per mandare avanti la giornata, non lo si ottiene staccando un assegno… l’amore che si può provare per un figlio e il modo in cui questo sentimento ti faccia rinascere ogni istante, non è come ciò che si prova indossando una collana di diamanti!

Dobbiamo liberarci dai paletti e capire che non è tutto nero o tutto bianco. Sì, dobbiamo ammettere per coerenza che i soldi sono alla base della nostra felicità, accanto alla salute e agli affetti! Allo stesso tempo dobbiamo anche gridare a gran voce che la felicità va costruita e coltivata, non con eccesso di danaro ma con la propria forza di volontà!

Io credo molto negli esempi, che trovo sempre più utili di tante teorie. Così vi porto il mio, sperando di potervi dare uno spunto su cui riflettere.

La mia felicità su cosa si basa adesso?

Potrei dire di essere felice se avessi un lavoro che mi consenta di crearmi una qualche posizione in questo mondo; sarei felice di riuscire a mettere da parte i soldi guadagnati con un lavoro, per poter presto essere indipendente e costruire il mio futuro con la persona che amo.

Potrei dire di essere felice se sapessi di poter fare qualcosa di concreto per chi, accanto a me, soffre di una malattia purtroppo incurabile; sarei felice se avessi tanti di quei soldi da poterli destinare tutti sulla ricerca scientifica, così da fare quell’unica cosa concreta che potrebbe essere utile per quella persona.

Potrei essere felice se non dovessi più preoccuparmi di trovare l’inizio per il mio futuro, in modo da potermi dedicare anche a quelle attività e quei progetti in cui credo molto, con le mie idee, il mio tempo, il mio cuore… ed anche i miei soldi se ne avessi.

Insomma, la mia felicità dipende da tante cose, qui e là dai soldi e per il resto da una buona dose di fortuna che attendo e dalla forza di volontà che non lascerò mai da parte!

E voi come potreste raggiungere la felicità? Rifletteteci su… fare qualche progetto, almeno nella propria testa, può tornare utile e poi, non costa nulla!

 

[Pubblicato sul trimestrale "Aladino e i 40 ladroni", mese di marzo 2012]   ©

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Stellina e Zoe ©

Ho scritto questo racconto per l’iniziativa natalizia “Un sorriso per Natale”, promossa dalle Edizioni Smasher.
L’immagine è stata realizzata da mia sorella, Stefania Vaccaro

Illustrazione di Stefania Vaccaro

C’era una volta una stella, la più dolce e piccola che fosse mai esistita. Questa Stellina passeggiava nel cielo, alla ricerca del suo posto, quello in cui avrebbe potuto mettersi a brillare.

Dovete sapere che una stella per brillare ha bisogno di qualcuno che, qua giù sulla terra, la cerchi e la voglia guardare, alla ricerca di un consiglio o di un semplice sorriso.

Stellina era così piccola che sembrava sfigurare accanto a qualsiasi altra stella; tutte le altre erano grandi, splendidamente luccicanti e lei, invece, si sentiva piccola ed insignificante. Si chiedeva spesso se mai qualcuno l’avrebbe voluta e cercata, così diversa come era da tutte le altre…

 

Mentre Stellina cercava impaziente il suo posto nel cielo, sulla terra, una bambina di nome Zoe, correva avanti e indietro per tutta la casa.

Zoe, piena di vivacità ed entusiasimo, era sempre alla ricerca di nuove avventure e nuovi giochi. Ma aveva ricevuto così tanti giocattoli e immaginato così tante avventure, che iniziava a sentirsi stufa ed annoiata di tutto ciò che già aveva avuto.

Aveva giocato con tutte le bambole e tutti i peluches; aveva combattutto lotte immaginarie con i pirati, cavalcato i più bei pony ed unicorni.

Eppure ora, le sembrava tutto vecchio e insignificante… sentiva di non essere più nel posto giusto, perché in quello, già ci era stata per troppo tempo e lo conosceva bene! Era sempre e solo il solito posto…

Così correva, avanti e indietro, sperando che una nuova e fantastica idea potesse saltar fuori da dietro il divano o magari da una delle antine della credenza.

Eppure quella casa, che lei conosceva così bene, non poteva certo nascondere avventure che lei non avesse già scoperto! A furia di fare avanti e indietro per tutta la casa, Zoe sentì che era venuto il momento di fare un piccolo pisolino. Si accucciò sul divano, stringendo un cuscino… pochi attimi dopo iniziò a dormire.

 

Come tante altre volte, Zoe iniziò a sognare e, quasi d’incanto, si ritrovò in un altro mondo: il mondo dei sogni! Sembrava tutto magicamente nuovo lì, in quel posto dove camminare e volare sembravano la stessa cosa. Si ritrovò improvvisamente in cielo, ma in un cielo che era in realtà anche una terra: lì tutto era unito, tutto era uguale, eppure sembrava così diverso da quello che aveva già avuto!

 

Saltellando di qua e di là, nel mondo dei sogni, si accorse di essere entrata in una foresta di stelle. Erano tante, così tante che non sapeva davvero quale scegliere per i suoi giochi e le sue avventure. Così belle, grandi e luccicanti… tutte le facevono l’occhiolino e sembravano voler giocare con lei.

La sua curiosità la spinse a cercare ancora, così continuò il suo viaggio nella foresta di stelle… decise che doveva trovare la più bella, la più grande e la più splendente che ci fosse.

Ben presto, però, si accorse che lì le stelle erano tutte uguali… nessuna sembrava essere più grande delle altre e lei certo non poteva accontentarsi di una qualsiasi, una come tutte le altre! No, lei doveva avere la migliore, ovvero la più grande… così immaginava!

 

Ad un certo punto qualcosa interruppe il suo viaggio nel mondo dei sogni: la sua mamma l’aveva svegliata perché era ora di fare la pappa.

Delusa e scontenta, Zoe si diresse verso la cucina per sedersi a tavola con mamma e papà.

 

Dopo la cena Zoe si mise a riflettere sul sogno che aveva fatto e pensò che forse, se fosse andata a guardare alla finestra, avrebbe trovato la foresta di stelle del sogno e avrebbe potuto continuare a cercare.

Nel frattempo Stellina aveva fatto il giro di tutto il cielo, per ben 2 volte. Non aveva trovato nessuno interessato a lei. Eppure aveva tanta voglia di brillare, tanta voglia di trovare il suo posto nel cielo ed anche nel cuore di qualcuno.

Ormai sconsolata si diresse verso un angolino del cielo che sembrava dimenticato da tutto e tutti, pensò che lì avrebbe potuto riposare un po’.

 

Zoe si mise alla finestra e iniziò a guardare una per una le stelle del cielo; più guardava e più si convinceva che non avrebbe mai trovato la sua stella, quella diversa dalle altre. Rimase così delusa che iniziò a pensare di non poter più sorridere, perché senza nuovi giochi non ce l’avrebbe mai fatta!

 

Come d’incanto un luccichio, simile a quello di una lucciola, colpì l’attenzione di Zoe: era Stellina, nascosta nel suo angolo di cielo dimenticato, un posto dove nessuno avrebbe mai guardato!

Non appena i loro sguardi si incrociarono accadde una cosa magnifica: Stellina iniziò a brillare di una luce stupenda, diversa da tutte le altre… era la luce che Zoe cercava! Improvvisamente sul volto della bambina comparve un sorriso grandissimo, il più grande che avesse mai fatto! L’aveva trovata, aveva trovato la stella diversa… eppure non era la più grande, anzi, era la più piccola!

 

Da quella notte Stellina e Zoe iniziarono a vivere le loro avventure nel mondo dei sogni e ogni tanto, anche alla finestra, come la prima volta che si erano incontrate.

Stellina aveva trovato finalmente il suo posto nel cielo, il suo posto nel cuore di Zoe.

Zoe aveva finalmente trovato le nuove avventure che tanto desiderava e che le donavano una cosa preziosissima e che nessuno avrebbe mai potuto portarle via: il sorriso.

Già, perché tra tutte quelle stelle lei aveva scelto quella diversa e forse la più speciale; aveva scelto la più piccola eppure, chi meglio di lei avrebbe potuto darle ogni giorno un buon motivo per sorridere?!

 

Così finisce la storia di Stellina e Zoe, che insieme ci insegnano una cosa importantissima: possiamo e dobbiamo sorridere ogni giorno e lo possiamo fare sorprattutto grazie alle piccole cose, che restano le più belle e le più luminose!

 

 

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