Perderti…

Solo pochi esseri umani possono comprendere il dolore che si prova a perdere il proprio amico a quattro zampe. Mi schifa quasi chiamarla così. Lo trovo riduttivo. Per me Olivia era mia figlia. Sì, lo era. Molti si sentono offesi da questa definizione data ad un gatta, perché io sono un essere umano, lei era un felino e non trovano un senso in questa cosa. Eppure, io e il mio compagno, 7 anni fa l’abbiamo scelta. Abbiamo visto scorrere delle foto di tanti cuccioli, molto teneri. Lei era l’unica in mezzo a quel mucchio di foto, a non avere più l’aspetto di una cucciola. Aveva già sette mesi. Ha attirato la nostra attenzione. Nessuno la voleva (ci spiegò la volontaria dell’associazione) perché era FIV positiva e molte persone erano convinte che la FIV (Feline Immunodeficiency Virus) si potesse trasmettere anche agli essere umani. Così era cresciuta e a maggior ragione, essendo diventata grande, non era più “appetibile”. Non abbiamo avuto dubbi, era lei. Era la nostra bambina. 

Sapevamo che avrebbe potuto avere qualche problema in futuro ma eravamo disposti a correre il rischio. All’inizio non è stato semplice; aveva sicuramente avuto qualche trauma nei primi sette mesi di vita e i primi due o tre mesi con noi sono stati difficili. Non si faceva avvicinare, nemmeno con la ciotola della pappa. Ma piano piano, è avvenuto il miracolo. Si è fidata e nel giro di qualche altro mese si è innamorata del suo papà; sveniva letteralmente sotto le sue braccia ogni sera per le coccole. Anche con me era affettuosissima. Un continuo di fusa, testate d’affetto e tante cose buffe che ricorderemo sempre, come quando la trovammo seduta sul divano con una zampa appoggiata sul bracciolo del divano, come fosse un essere umano!

Ha avuto qualche sfortuna, qualche problema di salute negli anni; ci ha fatto prendere un po’ di spaventi ma le abbiamo sempre dato le migliori cure e tutto l’amore di cui eravamo capaci e lei lo ha sempre ricambiato tutto.

A gennaio purtroppo ha avuto una brutta otite, le cure necessarie l’hanno portata ad un’insufficienza renale… i mesi successivi sono stati durissimi. Sembrava fossimo riusciti finalmente a stabilizzarla ma il destino è beffardo. Non si sa come, le è venuta una gastroenterite dalla quale non è riuscita a guarire ed ha iniziato a lasciarsi andare.

Avevamo deciso, per quanto ci pesasse, di lasciarla andare e portarla dal veterinario per farle fare un’ultima puntura. Per darle un po’ di sollievo ed una fine dignitosa. Il mattino in cui avremmo dovuto farlo, al nostro risveglio, l’abbiamo trovata senza vita. Ha voluto evitarci questa difficile decisione. Ha avuto quest’ultimo atto d’amore.

Non potevo credere che lo avesse fatto ma in realtà so che i gatti, in particolar modo, quando sentono la fine vicina si isolano. L’unico motivo per cui non lo ha davvero potuto fare è stata la sua debolezza fisica. Quindi so che in realtà non voleva nessuno vicino in quel momento. Eppure, una parte di me, voleva essere lì. Quella parte, credo sia quella che si sentiva e sente tutt’ora sua madre. Quella che la vedeva come una figlia e che la voleva proteggere ed evitarle ogni sofferenza. Quella che ha lottato per lei e con lei fino alla fine, fino a quando ha avuto un senso farlo.

Non sono passati molti giorni e ho già versato molte lacrime. Anche adesso che scrivo, le lacrime riempiono i miei occhi ma non scendono. Forse ne ho fatte scendere già troppe.

Ho cercato notizie sul lutto per la perdita di un animale domestico.

Pare ci sia molta letteratura psicologica in materia. Mi rincuora sapere che non sono pazza. Pare che il problema se lo siano posti in molti prima di me. Eppure, nonostante questo, sento il bisogno di stare per conto mio.

Le persone a me più vicine per fortuna sono in grado di comprendere il mio dolore e non mi diranno mai frasi oscene come “era solo un gatto, è ora di riprendersi”. Ma che dire di quelle persone di contorno che possono far parte del tuo quotidiano ma che non avendo empatia nei confronti degli animali, non sono in grado di capire, quanto male possa fare la mancanza di quella palla di pelo che al tuo risveglio trovavi al fondo del letto o tutt’al più sul divano? Che non capirà mai cosa vuole dire uscire di casa e andare a cercare quella meravigliosa creatura che prima salutavi sempre e ora non c’è più… Che non può capire quanto sia devastante e lacerante lo sconforto che provo in questo momento nel quale piango e vedo che lei non mi viene incontro a strusciarsi, come avrebbe invece fatto se fosse stata qui, con il solo scopo di dirmi a modo suo “andrà tutto bene”.

Insomma, in queste situazioni mi rendo conto che è proprio vero, bisogna godersi le gioie quando ci sono e ignorare il resto. Io, lei, me la sono vissuta appieno ma non ho ignorato il resto e ora che non c’è più, forse mi pento di questi pochi istanti in cui non mi sono nutrita del suo amore.

Non so se avrò mai il coraggio di amare una nuova creatura, al momento non ce la posso fare. Non sento di poter colmare la sua assenza con nessuno.

Spero però che qualcuno leggendomi, possa riconoscersi e capire per tempo che da amante o meno degli animali, gli affetti vanno valorizzati sempre. Perché se hai nella vita qualcuno che ti fa star così bene e ti dà così tanto, non devi aspettare di perderlo per capirlo. Mai! IMG_0226

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Scegliere di essere

Quando ho dimenticato chi sono?
Come ho potuto dimenticarmene?
Ho mai saputo chi sono?

Sono solo alcune delle domande che affollano la mia mente e quella di molti altri attorno a me. Partendo da queste sarei già in grado di cadere nell’oblio del’inconsapevolezza.
Essere inconsapevoli di se stessi è il miglior modo per giustificare giorni, mesi o persino anni di fuga dal nostro “Io”, quello vero.
Perché l’Io vero spesso costa fatica, sacrifici, rischio.
In un momento socialmente/economicamente e storicamente incerto come questo, chi ha davvero voglia di rischiare anche il rapporto con se stesso? Chi ha voglia di metter in discussione quel fragile equilibrio di facciata? Quel sottilissimo filo sul quale ti muovi da equilibrista – tu che cadi anche da fermo – nel tentativo di raggiungere un traguardo che a seconda del livello di ottimismo, può essere la fine della giornata, della settimana o del mese.

Ma in effetti, porsi dei piccoli obiettivi giornalieri, settimanali o mensili, può rendere più semplice la vita di chiunque. Perché sai cosa devi ottenere alla fine di un determinato conto alla rovescia e quindi puoi anche dedurre cosa dovrai fare e cosa ti servirà per raggiungere quel determinato obiettivo.
Così facendo, diventi una macchinetta pronta ad eseguire istruzioni.
Finiamo per fare le cose che dobbiamo e ci convinciamo di non avere il tempo, le forze e le risorse per fare anche quello che vogliamo.

Uscire di casa per camminare, a zonzo per il quartiere, senza motivo.

Passare un’intera serata a coccolare il tuo gatto o il tuo cane, come se

non lo avessi mai davvero coccolato.

Fuggire, un weekend a caso, lasciando a casa il cellulare.

Passare una giornata a letto, a fare l’amore e poi a ridere…

e poi ancora a fare l’amore.

Scrivere, tutto ciò che ti viene in mente, che abbia senso o meno.

Disegnare a mano libera, come se la scuola materna fosse dietro l’angolo,

in attesa della tua nuova opera astratta.

Affrontare il mondo con una macchina fotografica e la voglia di

raccontarlo attraverso l’obiettivo.

Cantare, non sotto la doccia o sotto la pioggia, ma anche in mezzo alla gente.

Ballare a costo di sembrare un ippopotamo con tutù di Fantasia.

 

Sono alcune delle cose più belle della vita eppure spesso le dimentichiamo. Lasciano il loro posto al lavoro, alla ricerca della perfezione (in noi stessi e negli altri), alla casa pulita e in ordine, ai risparmi che non riesci mai a metter da parte, alla voglia di arrivare che viene sempre battuta dall’incapacità di attendere. Lasciano il posto a quelle cose che sai di dover fare, che in parte vuoi anche fare, ma che in fondo non ti rendono felice.

Io so da molto, troppo tempo, di aver perso me stessa. Ma mi sto cercando con tanta, tantissima voglia di riabbracciarmi.

Deve esistere il modo e il mondo, in cui ciò che dobbiamo essere, può convivere con ciò che vogliamo essere. Io voglio trovarlo e voglio farlo mio… io voglio essere!