Scegliere di essere

Quando ho dimenticato chi sono?
Come ho potuto dimenticarmene?
Ho mai saputo chi sono?

Sono solo alcune delle domande che affollano la mia mente e quella di molti altri attorno a me. Partendo da queste sarei già in grado di cadere nell’oblio del’inconsapevolezza.
Essere inconsapevoli di se stessi è il miglior modo per giustificare giorni, mesi o persino anni di fuga dal nostro “Io”, quello vero.
Perché l’Io vero spesso costa fatica, sacrifici, rischio.
In un momento socialmente/economicamente e storicamente incerto come questo, chi ha davvero voglia di rischiare anche il rapporto con se stesso? Chi ha voglia di metter in discussione quel fragile equilibrio di facciata? Quel sottilissimo filo sul quale ti muovi da equilibrista – tu che cadi anche da fermo – nel tentativo di raggiungere un traguardo che a seconda del livello di ottimismo, può essere la fine della giornata, della settimana o del mese.

Ma in effetti, porsi dei piccoli obiettivi giornalieri, settimanali o mensili, può rendere più semplice la vita di chiunque. Perché sai cosa devi ottenere alla fine di un determinato conto alla rovescia e quindi puoi anche dedurre cosa dovrai fare e cosa ti servirà per raggiungere quel determinato obiettivo.
Così facendo, diventi una macchinetta pronta ad eseguire istruzioni.
Finiamo per fare le cose che dobbiamo e ci convinciamo di non avere il tempo, le forze e le risorse per fare anche quello che vogliamo.

Uscire di casa per camminare, a zonzo per il quartiere, senza motivo.

Passare un’intera serata a coccolare il tuo gatto o il tuo cane, come se

non lo avessi mai davvero coccolato.

Fuggire, un weekend a caso, lasciando a casa il cellulare.

Passare una giornata a letto, a fare l’amore e poi a ridere…

e poi ancora a fare l’amore.

Scrivere, tutto ciò che ti viene in mente, che abbia senso o meno.

Disegnare a mano libera, come se la scuola materna fosse dietro l’angolo,

in attesa della tua nuova opera astratta.

Affrontare il mondo con una macchina fotografica e la voglia di

raccontarlo attraverso l’obiettivo.

Cantare, non sotto la doccia o sotto la pioggia, ma anche in mezzo alla gente.

Ballare a costo di sembrare un ippopotamo con tutù di Fantasia.

 

Sono alcune delle cose più belle della vita eppure spesso le dimentichiamo. Lasciano il loro posto al lavoro, alla ricerca della perfezione (in noi stessi e negli altri), alla casa pulita e in ordine, ai risparmi che non riesci mai a metter da parte, alla voglia di arrivare che viene sempre battuta dall’incapacità di attendere. Lasciano il posto a quelle cose che sai di dover fare, che in parte vuoi anche fare, ma che in fondo non ti rendono felice.

Io so da molto, troppo tempo, di aver perso me stessa. Ma mi sto cercando con tanta, tantissima voglia di riabbracciarmi.

Deve esistere il modo e il mondo, in cui ciò che dobbiamo essere, può convivere con ciò che vogliamo essere. Io voglio trovarlo e voglio farlo mio… io voglio essere!

 

 

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